Le
architetture oniriche
di Sandy Skoglund
in mostra al Man di Nuoro |
piazze. Questa incredibile lanterna magica, caleidoscopio capace di abbinare
e mescolare in modo sorprendente forme e colori, macchina per effetti
speciali e visionari degni di un film di Terry Gilliam, è un angolo
dello studio di Sandy Skoglund. L’artista, nata a Quincy, nel Massachussets,
cinquantatre anni fa, allestisce infatti gran parte delle sue composizioni
psichedeliche, destinate poi a divenire opera fotografica, sempre nello
stesso cantone del suo loft. Dove nel corso degli anni hanno trovato rifugio
e dimora, pure se fuori dall’ordinario, anche modelle ricoperte
di caramelle multicolori, felini verdi, foglie autunnali blu, scoiattoli
color granata. Tutti costruiti in resine sintetiche.
Sandy Skoglund, che, ancora studentessa, lavorò un’estate
a Disneyland, nello Space Bar della Terra del futuro, realizza personalmente,
con l’aiuto di qualche assistente, tutti gli oggetti che appaiono
nelle sue fotografie. Si avvale dell’aiuto di qualche gipsoteca
per fabbricare gli stampi, ma solo dopo aver disegnato, in seguito a un
lavoro di documentazione, ogni figura presente in scena. Per
Walking
on Eggshells, per esempio, studiò a lungo le rappresentazioni
iconografiche del coniglio e del serpente, sia nell’arte che nella
cultura ebraica, greca, celtica e nativo-americana, prima di preparare
i diversi modelli. Osservò addirittura le simbologie legate al
coniglio pasquale americano e allo stesso animale inteso come segno del
cambiamento stagionale.
Dopo aver approntato ogni suo scorcio da paese delle meraviglie, o da
set dell’incubo se si preferisce, Sandy effettua una serie di scatti.
Uno soltanto diverrà opera. Un’unica inquadratura si trasformerà
nella sola testimonianza, una cibachrome di grande formato, del luogo
onirico e surreale creato. Un luogo in cui bambole Barbie hanno preso
il sole su un mare di patatine fritte (
At the Shore, 1994), foglie
appassite color oltremare sono cadute dagli alberi ricoprendo la triste
mobilia marrone di un ufficio (A
Breeze at Work, 1987), ragazze
nude han camminato leggere su un tappeto di uova, tra cobra e crotali
minacciosi (
Walking on Eggshells, 1997).
La prima grande personale pubblica nel nostro paese Sandy Skoglund l’ha
tenuta recentemente a Nuoro, nei locali del Man. Il Museo diretto da Cristiana
Collu, ha avuto il coraggio e la forza di affrontare tutte le vicissitudini
necessarie per organizzare una mostra di Sandy. Catalogo ed esposizione
si sono infine rivelate all’altezza della situazione. La pubblicazione
del Man risulta ad oggi il volume più esaustivo in assoluto sull’opera
della grande artista americana, mentre Germano Celant, dalle pagine de
L’Espresso, ha avuto parole d’elogio per la mostra, che ha
riunito i lavori degli ultimi vent’anni, riuscendo a portare in
Sardegna pezzi oramai famosissimi quali Fox Games,
The
Revenge of the Goldfish e Cocktail Party. In catalogo è stato
invece ripercorso l’intero iter della Skoglund, dagli esordi minimalisti
negli anni Settanta all’iperrealismo ironico delle matite su carta
di qualche anno più tardi, fino alle prime esperienze fotografiche,
alle mostre da Leo Castelli e Barbara Gladstone, alle grandi composizioni
museali degli ultimi due decenni. Sandy Skoglund aveva esordito in pieno
periodo minimal, quando la grande epopea del pop aveva sfinito tutti anche
in America. La ridondanza del colore, l’ironia esasperata, la banalità
dei messaggi pseudo-pubblicitari aveva stancato tutti, e contro tutto
ciò si era affermata la rigida e gelida tendenza dell’arte
ultraconcettuale. La Skoglund lavorava per lo più a matita, disegnando
su carta righe e labirinti sempre più ingranditi. Come se la mano
non fosse altro che un microscopio, nato per indagare sempre più
da vicino il gesto creativo dell’uomo. A volte, usando la macchina
fotografica, riprendeva in una serie di scatti in apparenza tutti uguali
alcuni oggetti all’aperto, come una villetta prefabbricata. Solo
che, a guardarle con attenzione, le foto differivano profondamente, anche
se solo nei dettagli: in una non c’era lo steccato davanti alla
casa, in un’altra l’ingresso della casa era spostato, in un’altra
ancora mancava un albero secolare sullo sfondo. Il che presupponeva un
lavoro immane, anche solo per costruire queste minime differenze. Come
ha più volte dichiarato nelle varie interviste, nel fare questi
lavori Sandy non si divertiva affatto, si annoiava profondamente, dunque
le risultò naturale tornare alla figurazione. Per recuperare il
piacere di disegnare, di imprimere un segno sulla tela e sulla carta.
Quando questi disegni quasi iperrealistici si fusero con quanto appreso
in gioventù a Disneyland, allora nacquero i soggetti onirici e
visionari che ancora oggi caratterizzano la sua ricerca.
Per quanto l’artista consideri parimenti opere sia la scultura che
la stampa fotografica, in rari casi gli allestimenti restano in piedi.
A volte i calchi di animali sono riutilizzati per installazioni temporanee
in esterno, come nel caso dei gatti verdi, protagonisti dell'opera
Radioactive
Cats del 1980, che traslocati successivamente a Parigi trovarono
posto nel 1993 nelle strade del nuovo quartiere della Defence (
Cats
in Paris, opera ora nella collezione del Man di Nuoro). Altre volte
le composizioni girano a lungo:
The Green House, la scultura
dei cani lilla, tra il 1990 e il 1993 è stata ospitata, dopo essere
nata in quella porzione di studio, da una quindicina tra gallerie private
newyorkesi, musei e università statunitensi, tra cui il Madison
Art Center del Wisconsin e il Tampa Museum of Art in Florida. Bracchi
e terrier dimorarono persino sulla spiaggia, ridipinti in tinta sabbia,
adagiati al modo dei leoni marini, in
Dogs on the Beach.